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Il 9 maggio 1912 al nostro Girotti fu amministrata la Cresima dal Vescovo diocesano mons. Giuseppe Re e nello stesso giorno ricevette anche la prima Comunione, secondo le usanze allora in vigore. Grazie all’educazione religiosa che gli era stata impartita dai genitori divenne ben presto un assiduo chierichetto del duomo di Alba e quando, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, dovette partire per il fronte anche il sagrestano di tale chiesa, Giuseppe fu per così dire assunto dal parroco in qualità di sacrista, dietro il compenso di piccole somme di denaro.

Con ogni probabilità il canonico Andrea Fassino, prevosto del duomo di Alba, intendeva aiutare in tal modo la povera Martina Proetto la quale, dal momento in cui suo marito era stato richiamato sotto le armi, si trovava nella necessità di sfamare tre figli in tenera età con il suo umile lavoro di sarta e di ricamatrice. In ogni caso è proprio questo il periodo in cui si fece strada nella mente del Girotti l’idea di abbracciare la vita religiosa: pare infatti che lo stesso parroco gli avesse promesso il suo interessamento perché venisse accettato nel seminario di Alba, anche se in quella scuola il nostro Giuseppe non riuscì mai ad entrare, probabilmente a causa della retta.

Nell’estate del 1918, in seguito ad un triduo di predicazione, conobbe un frate domenicano che gli propose di iscriversi nel Piccolo Seminario dei Frati Predicatori, che aveva sede nel loro convento di Chieri, proposta che il Girotti accettò con entusiasmo. Prima di mettere in atto questo progetto che, come vedremo, contrassegnerà in modo radicale tutta la sua vita futura, Giuseppe dovette tuttavia attendere che il padre Celso fosse ritornato dal fronte e quindi egli entrò nel Piccolo Seminario, detto anche Collegino, il 5 gennaio 1919, all’età di tredici anni.

{phocagallery view=category|categoryid=1|imageid=126|float=left}Soffermiamoci per un breve istante su questa scelta e mettiamola a confronto con il periodo epocale che il Girotti sta vivendo: il primo grande conflitto mondiale è da poco terminato ed il nostro Giuseppe, benché ancora fanciullo e residente in un comune lontano dal fronte di guerra, ha vissuto questa immane tragedia umana in modo diretto, vedendosi privare del padre per più di tre anni proprio nel periodo della vita in cui la figura paterna acquista per il fanciullo una maggior importanza, e vivendo durante questo lungo periodo di assenza del genitore in una dignitosa indigenza. Tra l’autunno del 1918 ed i primi mesi del 1919, quasi a prolungare la tragedia della guerra, l’Italia come tutto l’occidente europeo, è stata vessata dalla tremenda epidemia spagnola, cosìsoprannominatadalla nazione in cui ha avuto origine, che ha causato un elevato numero di decessi sia tra la popolazione infantile che tra quella adulta. Nulla di strano quindi che per un ragazzo ormai prossimo all’adolescenza il convento potesse rappresentare un tentativo di rifugio contro le tristi vicissitudini del mondo esterno, nonché un mezzo pratico per vivere sempre in modo sereno e dignitoso e per poter continuare gli studi dopo le classi elementari, privilegio all’epoca generalmente negato alla gente di umile condizione. Se consideriamo inoltre che anche i due fratelli minori, Giovanni e Michele, tra il 1918 ed il 1924 entrarono a far parte della popolazione scolastica del suddetto Collegino, l’ipotesi dell’ambito luogo sicuro dove poter studiare in relativa tranquillità economica, anche senza nutrire una vera e propria vocazione religiosa, prende sempre più corpo.

Ma per il nostro Giuseppe questa supposizione risulta del tutto priva di fondamento: egli provava indubbiamente nell’intimo un profondo desiderio di dedicarsi alla vita ecclesiastica e pertanto si lasciò completamente attrarre e conquistare dal mondo conventuale e comunitario che il suo nuovo ambiente di formazione spirituale ed intellettuale gli proponeva.

Mentre i suoi fratelli infatti fecero presto ritorno in famiglia, Giuseppe frequentò nel collegio domenicano di Chieri, tra il 1919 ed il 1922, le classi ginnasiali riportando al termine di tutti gli anni scolastici un’eccellente votazione (le medie finali recepite dai registri scolastici di quel tempo oscillano tra l’8 ed il 9, in un sistema di valutazione che ha il numero 10 come punta massima).

Cosa era mai successo nella vita di Giuseppe per trasformare l’alunno vivace e mediocre di qualche anno prima in uno studente così brillante e diligente?

Indubbiamente il ritorno del padre dalla guerra, la maggior comprensione da parte degli insegnanti, la stessa possibilità di potersi dedicare agli studi senza ulteriori preoccupazioni famigliari ed economiche avranno senz’altro influito positivamente sul comportamento e sul profitto di questo giovane studente, ma è anche altrettanto evidente che il nostro adolescente si era perfettamente ritrovato nella scelta religiosa che aveva compiuto all’età di tredici anni e nell’ambiente domenicano si stava in lui sviluppando quell’attitudine alla ricerca meticolosa ed alla riflessione che lo porteranno in seguito a divenire uno stimato studioso della Bibbia.

Il 22 settembre 1922 il Girotti, nella chiesa di San Domenico di Chieri, veste ufficialmente il bianco abito dei Frati Predicatori e quattro giorni dopo partirà alla volta del convento di Santa Maria della Quercia di Viterbo, dove all’epoca venivano riuniti tutti i novizi domenicani dell’Italia.

Cominciava per il nostro Giuseppe quel cammino religioso che si sarebbe concluso quasi 23 anni dopo nel campo di Dachau, con la palma del martirio.