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{phocagallery view=category|categoryid=1|imageid=157|float=left}Un giorno, presso la scuola elementare situata ad Alba in Via Accademia, un’umile donna al termine delle lezioni stava pazientemente attendendo che i suoi tre figlioli comparissero sulla soglia dell’edificio scolastico. Arrivò per primo Giuseppe, il maggiore, che le chiese immediatamente di tenergli la cartella. Quando l’ignara madre si accinse a soddisfare la sua richiesta, il ragazzo si diresse nuovamente verso la soglia dell’edificio da cui, proprio in quel momento, stavano uscendo altri alunni colpevoli di aver molestato e picchiato, probabilmente durante la ricreazione scolastica, i due fratelli più piccoli di Giuseppe il quale, senza dar tempo alla madre di intervenire, pareggiò il conto con i piccoli bulli con un’improvvisa serqua di cazzotti.

“Brutto monellaccio! – gli urlò la povera donna – Guarda che figura mi fai fare: sembra che sia venuta apposta per tenerti il sacco mentre tu combini le tue bricconate!”.

Quel ragazzino, così spavaldo e determinato, si chiamava Giuseppe Girotti e circa trent’anni dopo il fatto qui riportato, dopo essere entrato nell’Ordine dei Frati Predicatori, sarebbe morto nel lager di Dachau, per aver dato aiuto e ricetto agli ebrei, crudelmente perseguitati dal regime nazista del Terzo Reich e dalla Repubblica di Salò.

Se diamo un breve sguardo d’insieme alla vita di questo eroico frate domenicano ci accorgiamo subito che la sua esistenza è trascorsa in un arco di tempo che contraddistingue uno dei periodi più travagliati che la storia umana ricordi, anzi, di per se stesse, basterebbero ad evidenziarlo le date di nascita e di morte: il nostro Giuseppe infatti è nato ad Alba il 19 luglio 1905 ed è morto a Dachau il 1° aprile 1945, nella domenica di Pasqua.

Trentanove anni di vita dunque trascorsi tra le due guerre mondiali che hanno tristemente caratterizzato il secolo XX e che il Domenicano ha vissuto nella loro spaventosa completezza, sviluppando quel profondo senso di carità cristiana che l’avrebbe sempre contraddistinto ed al quale il frate darà la sua estrema testimonianza con la palma del martirio nel più antico dei lager tedeschi.

{phocagallery view=category|categoryid=1|imageid=13|float=left}Figlio di Celso Girotti e di Martina Proetto il nostro Giuseppe, si è detto, venne alla luce il 19 luglio 1905 nella cittadina di Alba, in provincia di Cuneo, ed undici giorni dopo fu battezzato nella parrocchia di San Lorenzo.

Fin dalla sua più tenera età ricevette un’educazione prettamente cristiana e nell’ottobre 1911 iniziò a frequentare la scuola elementare. Nei primi tre anni di frequenza, sotto l’insegnamento scolastico della maestra Ferrio, il profitto fu buono ma negli altri tre anni (allora le classi elementari si articolavano in sei anni), con l’alternarsi alla guida didattica dei maestri Pezzuto, Dalmazio e Paganelli, i voti divennero mediocri, in particolare quello del comportamento: 7 in condotta in quarta elementare ed 8 nelle due classi successive.

{phocagallery view=category|categoryid=1|imageid=160|float=right}{phocagallery view=category|categoryid=1|imageid=162|float=right}Come abbiamo già visto, sembra che il nostro alunno non avesse problemi nel risolvere le proprie questioni con i compagni di scuola usando le mani, anche in presenza dei propri famigliari, e probabilmente i tre maestri suddetti non nutrivano troppa pazienza e comprensione per questa vivacità forse un po’ troppo aggressiva, ma in realtà per dare una spiegazione plausibile a questa brusca inversione di rendimento comportamentale occorre tener d’occhio il periodo storico che si stava vivendo e quale influenza poté avere sul nostro ragazzino. {phocagallery view=category|categoryid=1|imageid=14|float=left}Il 1915, anno in cui Giuseppe ha terminato la quarta elementare, l’Italia ha preso parte alla Prima Guerra Mondiale ed il padre Celso è dovuto partire per il fronte, nonostante i suoi 40 anni. Non c’è quindi alcun dubbio che questo fatto abbia influito negativamente sul comportamento del ragazzo il quale, con ogni probabilità, specialmente nell’ambito scolastico, si è per così dire ritrovato nel ruolo di capo-famiglia e si è sentito in dovere di proteggere ad oltranza i suoi due fratelli minori, Giovanni e Michele, in particolare dalle prepotenze dei compagni più grandi.