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Raccomando con vivo convincimento la lettura di questa piccola ma efficacissima biografia del Padre Girotti. Vi emerge non un “santo” stereotipato tipo le “figurine Panini”, ma un “uomo”, dai forti tratti di carattere e profondamente figlio del suo tempo, ma parimenti completamente dedito allo studio della Parola di Dio ed alla pratica della carità; il tutto nella ricerca, non facile né gratuita, di una sintesi vitale, tra umanità e Vangelo, tra studio e impegno, tra fede e vita.

La virtù di Padre Girotti non ha potuto improvvisarsi eroica nei sei mesi di internamento a Dachau: essa era stata preparata e forgiata fin dagli anni dell’adolescenza e della giovinezza, nei quali si affinava il suo desiderio di conoscere la Bibbia, insieme all’edificazione di un equilibrio umano non scevro di contrasti con superiori forse più attenti alla “lettera” che allo “spirito”.

Certo con il suo spirito egli percorreva già negli anni giovanili itinerari di conformazione al Vangelo che rinveniva nel comandamento della carità la palestra privilegiata in cui declinarsi in tempi difficili e confusi.

Non sono pochi coloro che sono portati a considerare gli attuali come tempi particolarmente ostici. Ripercorrere i decenni nei quali Padre Girotti è diventato uomo e “martire” è particolarmente utile per ridimensionare paragoni impropri e smorzare la diffusa voglia di lamenti: la crisi economica che ci attanaglia e pone a dura prova i progetti e le speranze di generazioni di giovani, e che non deve essere sottovalutata, può rinvenire nella vicenda umana e cristiana di Padre Giuseppe non pochi motivi, più che di conforto, di stimolo a rimboccarci le maniche per non fare mancare, da parte di nessuno, il contributo di cui ciascuno è capace e perciò responsabile.

Padre Girotti non si è tirato indietro di fronte agli immani problemi e alle drammatiche sfide del suo tempo, né ha considerato il male imperante come destinato a vincere per sempre. Pur consapevole della piccolezza della sua persona e dell’impari confronto tra il bene che gli era possibile e le atrocità del campo di Dachau, non ha esitato a fare la sua parte di evangelico bene. Come d’altronde in precedenza, all’inizio della persecuzione contro gli ebrei, non aveva avuto dubbi sulla parte dalla quale schierarsi, pur consapevole dei rischi cui sarebbe andato incontro; né da giovane frate aveva ritenuto indegno di un intellettuale votato allo studio e all’insegnamento della Sacra Scrittura mescolarsi con i “poveri vecchi” di Torino, ai quali portare il suo buonumore ed un servizio tanto modesto quanto sincero.

Egli non si è arreso di fronte ai vari “inizi” davanti ai quali è stato posto dalla Provvidenza: le sfide nuove, i paesaggi inediti, le frontiere dell’umano che hanno manifestato in Dachau la drammatica sintesi e l’atroce culmine non l’hanno trovato impreparato o riottoso; il Vangelo è stato la sua bussola, la Parola di Dio il suo faro, il comandamento della carità la sua stella polare.

Il “martirio” di padre Girotti non è stato un frutto spontaneo, ma il risultato di una maturazione spirituale che ha bruciato le tappe senza negarsi tortuosità e dubbi. Per questo la sua figura riserva una forte carica di “modernità” che si impone a chiunque abbia la ventura di incontrarne la testimonianza, che anche questo libretto si propone di aggiornare e divulgare. È indubbio merito di questa iniziativa editoriale “scomodare” noi, cristiani di oggi, forse troppo presi dalle lamentele sui tempi difficili in cui siamo chiamati a vivere, a misurarci con le esigenze del Vangelo e la sua capacità di fare fiorire anche nei terreni più ostici il fiore della carità e la palma del martirio.
Si tratta di specie botaniche di cui i nostri tempi hanno un bisogno estremo. Oggi forse saremmo più indulgenti di fronte alle intemperanze del giovane frate che gli sono costate sanzioni ed emarginazione; non ci manchi il coraggio di prendere sul serio la sua testimonianza di “martire della carità”. Perché “tutti i santi muoiono d’amore. Moriranno anche di qualche infermità, ma essenzialmente muoiono d’amore. Essi giungono ad una pienezza, ad una sovrabbondanza, ad un arricchimento tale d’amore, che ad un dato momento questo amore non può più essere contenuto nei limiti della persona” (A. Paoli). Si tratta di una “misura alta” della vita cristiana con cui, senza retorica ma neanche pavidità e alibi, non possiamo evitare di confrontarci, anche grazie a questa bella biografia di Padre Girotti.

+ Giacomo Lanzetti, Vescovo di Alba