Breve Biografia di Padre Giuseppe Girotti

Raccomando con vivo convincimento la lettura di questa piccola ma efficacissima biografia del Padre Girotti. Vi emerge non un “santo” stereotipato tipo le “figurine Panini”, ma un “uomo”, dai forti tratti di carattere e profondamente figlio del suo tempo, ma parimenti completamente dedito allo studio della Parola di Dio ed alla pratica della carità; il tutto nella ricerca, non facile né gratuita, di una sintesi vitale, tra umanità e Vangelo, tra studio e impegno, tra fede e vita.
Giacomo Lanzetti, Vescovo di Alba

 

Dalla rivista VITA PASTORALE N. 7/2013

Il 27 marzo 2013 Papa Francesco ha autorizzato la Congregazione delle cause dei santi a promulgare il decreto per il martirio di padre Girotti. È un momento di gioia nel vedere riconosciuta in lui la grande virtù dell’amore.

{phocagallery view=category|categoryid=2|imageid=164|float=left}Le monache del nostro vecchio monastero di via Vernazza 1 nell'estate 1944 attendevano il loro confratello padre Girotti per la predicazione degli esercizi spirituali. Il padre non arrivava... Finalmente giunse la triste notizia che il 29 agosto era stato arrestato e internato alle Nuove di Torino; poi sarà condotto a San Vittore (Mi) e infine a Bolzano, da dove sarà trasferito nel famigerato campo di concentramento di Dachau. Non lo videro più.

Padre Girotti era un vero fratello e amico per il monastero. Ordinato sacerdote a Chieri il 3 agosto 1930, «celebrò la sua prima messa solenne ad Alba il 10 agosto, nel monastero delle Domenicane» (dalla Cronaca del monastero). Madre Agnese Barile (1904-1994), che aveva circa la sua stessa età, priora del monastero per molti anni, lo ricordava con affetto e ammirazione.Da lei abbiamo molti ricordi e anche dei simpatici aneddoti. Ricordava madre Agnese: «Tutti lo amavano e stimavano. Monsignor Pasquale Gianolio, allora vicario generale, mi diceva: "Se anche nella mia vita non avessi fatto altro di bene, sono contento di quello che ho fatto per aiutare padre Girotti, che ora è la gloria di Alba". Quando ritornava ad Alba per rivedere la sua cara mamma, passava a salutare il vescovo, i sacerdoti del seminario e anche le suore domenicane che lo ricevevano con festa. Arrivava sempre con libri, per noi preziosi, per la biblioteca del nostro monastero. Passava anche a salutare monsignor Natale Bussi, grande teologo che, sapendo che a padre Girotti piacevano le sigarette, gli regalava sempre qualche pacchetto, insieme a libri di studio!2 «Ci occupavamo anche del suo abito trasandato; gli si imprestava una tonaca e si lavava e riparava la sua, sempre sciupata. Non badava a sé stesso! A volte le stringhe delle scarpe erano sostituite con delle cordicelle.

Quando una suora era disordinata, le si diceva scherzosamente: "Sei proprio una 'padre Girotti'"! Parlare con lui era veramente un sollievo e lasciava tanta pace e luce nel cuore. Nascondeva la sua scienza con molta umiltà, bontà e semplicità. Avvicinava volentieri le persone umili e semplici, si trovava bene con tutti. Diceva che per lui era un sollievo trovarsi con gli anziani (Ospizio dei poveri vecchi, vicino al convento di Torino). "Lì mi trovo proprio bene, mi vogliono tutti bene, mi piace parlare loro familiarmente, anche in dialetto". Era sempre atteso e benvoluto da questi vecchietti!». Un santo nell'ordinario Mi piace pensare a un santo, che santo non si è manifestato durante la vita! Una famiglia normale, un cammino normale nella vita religiosa verso il sacerdozio, le gioie e le fatiche della vita comune, lo studio della Scrittura a l'École biblique di Gerusalemme e l'incontro con il grande biblista padre Joseph Garrigou Lagrange op, l'insegnamento, un momento di forte sofferenza per una grave ingiustizia subìta, atti di carità fra i vecchietti poveri dell'ospizio. Un amore filiale verso la sua mamma espresso con commovente affetto. A lei dedica il suo lavoro sui Libri sapienziali: «2.11.1938 secondo anniversario della morte della mamma Maria, alla cui memoria santa e cristianamente soave dedica il suo primo "lavoruccio" il figlio sempre affezionatissimo padre Giuseppe Girotti op». Manteneva rapporti cordiali con gli amici di Alba e con i sacerdoti, gradiva fumare qualche che sigaretta, visitava spesso le monache domenicane, aveva un carattere cordiale e gioviale, semplice e spontaneo, capace di humour. I padri anziani lo giudicavano un po' trasandato nel vestire, a volte poco osservante della regola e quasi incurante del fatto che, ancora giovane, era un professore di Sacra Scrittura, sulla via per diventare un grande biblista.

Questa vita ordinaria divenne straordinaria quando padre Girotti si trovò a vivere il dramma della persecuzione degli ebrei. Doveva essere per lui qualcosa d'inumano, inaccettabile. Nei due anni di studio passati a Gerusalemme aveva potuto conoscere, apprezzare e stimare i fratelli ebrei con i quali si sentiva in comunione per la passione verso la parola di Dio. Fu per lui naturale, in un momento così drammatico, fare qualcosa per loro, anche a rischio della vita. Le testimonianze dicono che «la sua cella del convento di San Domenico a Torino divenne simbolo di ospitalità e di sicura salvezza per coloro che a lui si rivolgevano. E tra i maggiormente beneficati furono numerosissimi israeliti» (avv. Fubini). Non erano azioni saltuarie mosse da un sentimento emotivo, ma una scelta ben ponderata di vita. Col padre priore, che aveva notato come padre Girotti andava e veniva in convento carico di pacchi, si scusava: «Tutto quello che faccio è solo per la carità». È interessante la testimonianza di monsignor Bussi, suo amico d'infanzia: «Molto probabilmente padre Girotti da Torino dirigeva le operazioni di salvataggio degli ebrei e dei partigiani»3. Ultima omelia, sintesi d'una vita Tanti aspetti della vita di padre Girotti ci possono aiutare nel cammino della sequela di Gesù.

Il 21 gennaio 1945 – mancavano circa due mesi alla sua tragica morte – il padre fu invitato a tenere l'omelia in occasione dell'ottavario per l'unità dei cristiani (nella baracca n. 26 del campo di Dachau erano ammassati sacerdoti e religiosi). È giunta fortunatamente copia dell'omelia in latino, che egli pronunciò con voce molto flebile, come dissero i compagni di prigionia superstiti. Il testo è profondo e numerose sono anche le citazioni dei Padri della Chiesa (padre Girotti possedeva solo una Bibbia, quella del teologo e pastore protestante col quale lavorava spesso nella baracca ed è straordinaria la sua memoria e la capacità di concentrazione con un fisico spossato al limite, in uno stato di vita disumano). Dell'omelia, "testamento spirituale" nell'inferno di Dachau, riporto solo alcune righe conclusive che possono essere un forte richiamo a una profonda vita cristiana: «Con la preghiera dunque, con una vita vissuta santamente, con lo studio della verità si compia il nostro terreno cammino sacerdotale. Infatti se saremo attenti ascoltatori della parola del Vangelo e ubbidienti ai precetti della Chiesa, cioè se diamo forza a quello che è debole, consolidiamo quello che è spezzato, guariamo le divisioni e dispensiamo il cibo di vita in cibo di eternità per nutrire i credenti, conseguiremo la gloria dal Signore, cioè saremo collocati nella gloria di Dio, al di sopra della quale nulla ci può essere di meglio».